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#direttapocodritta: Decadenza Berlusconi

#direttapocodritta #decadenza #Berlusconi

Vengono giù come pioggia analisi, dibattiti, trasmissioni, commenti; il tutto preceduto dall’antipasto più gustoso, ma sopratutto divertente: la diretta.

Si stanno violando i diritti costituzionali di Berlusconi –  Andrea Augello, senatore del PDL. Della serie, il buongiorno si vede dal mattino.
Oggi è nata la nuova Democrazia Cristiana? Chiede un giornalista. Augello risponde che oggi non si corre questo rischio. Ma la vera domanda è: perché devo pagare quando prelevo col bancomat? Ah no quella è la pubblicità. In realtà tutti si chiedono quando arriverà Angiolino Alfano. In effetti i lavori sono iniziati da quasi un’ora e del Segretario Nazionale del PDL  nemmeno l’ombra.
C’è grande fermento fuori e dentro il palazzo, tant’è che una comunità di panettieri e pizzaioli sono in presidio dalle 05.00 del mattino in Piazza Madama: una buona occasione per risparmiare sul lievito. 

Dopo le ore 13.00 tocca al senatore Bondi entrare in scena, un po’ di cerone e cipria sul volto e finalmente sul palco. Ma accade il peggiore degli imprevisti: dimentica il copione. Inizia quindi ad improvvisare: “questo governo è nato per raggiungere due obiettivi fondamentali. Il primo è la Pacificazione, per realizzare le condizioni di una democrazia normale in cui vi fosse finalmente una legittimazione reciproca fra le forze politiche maggioritarie.” Mah… il silenzio, qualcuno annuisce e si va avanti.

Volano invettive e scontri verbali: “questo governo ha fallito il giorno dopo la sentenza della Corte di Cassazione. Non avete fatto nulla per affrontare un problema politico gigantesco”. Però l’imputato non è così alto. E pensare che il problema delle dimissioni per una multa di Chris Huhne (Ministro dell’Ambiente britannico) si è risolto in un giorno solo. Ed è alto quasi un metro e ottanta!
“Nel combattere la grave crisi economica nella quale ci troviamo, il SUO governo ha fallito.” [cit.]
“Vogliamo la riforma del lavoro. Per questo votiamo si al SUO governo, al NOSTRO governo; abbiamo degli impegni con gli italiani e li rispetteremo.” [cit. di uno che si è confuso]
Ma sto governo che ha fallito allora di chi è? SUO, NOSTRO o SUO?

Alla fine il momento tanto atteso: “Vogliamo più riforme a partire da quella fiscale, vogliamo i tagli alla spesa, la riduzione della pressione fiscale, vogliamo la riforma del lavoro. Il debito pubblico è aumentato. La disoccupazione è aumentata. All’Italia fa male un governo che non è in grado di affrontare la crisi economica.” Gridano in tanti in aula. E viene votata la fiducia al Governo Letta.

Nelle strade è il caos. I medici manifestano: “vogliamo che i nostri pazienti guariscano”. I barbieri manifestano: “vogliamo che i capelli dei nostri clienti vengano tagliati meglio”. I cuochi manifestano: “vogliamo che il cibo che noi cuciniamo sia più buono”. Ed anche i falegnami: “vogliamo che i mobili che noi costruiamo siano più dritti”. E così tantissime categorie lavorative.
Il capo di stato maggiore dell’Esercito italiano pensa sia un’isteria di massa, ma l’imminente intervento militare viene fermato dal Presidente della Repubblica, il quale avverte il generale di corpo d’armata di non preoccuparsi. Stanno solo festeggiando una nuova festa nazionale: il giorno del “Lamentati del tuo stesso lavoro, se sei tu a farlo male”

Ed ora chiedo scusa a tutti i lettori che hanno aperto questo articolo. Vorrei però sottolineare che ecludendo il caos per le strade, l’intervento militare, il presidio di panettieri e pizzaioli, e la citazione della pubblicità del bancomat, tutto il resto non è il copione di un teatrino inventato. E’ la teatrale realtà a cui abbiamo tutti assistito negli ultimi 50 giorni, che ha coinvolto gran parte dei 951 rappresentanti del popolo italiano di Camera e Senato, i cui stipendi sono pagati dalle tasse di 42 milioni di italiani, perché essi sono considerati i migliori tra gli esperti in economia, politica, organizzazione, gestione e programmazione delle attività che caretterizzano la struttura nazionale del Sistema-Paese.
E con la solita pioggia di analisi, dibattiti, trasmissioni e commenti, televisioni e giornali hanno fatto grandi affari su questo teatrino, perdendo ancora una volta l’occasione di osservare il tutto con occhio più distaccato, col quale si potessero inquadrare le distorsioni delle vere proirità del nostro Paese.

Marco Giordano

 

 

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