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“Fiscal Impact” Ora piangono gli italiani…

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“FISCAL IMPACT”
Ora piangono gli italiani… 

martedì 24 aprile 2012. Ore 17.03 – Poche ore fa Pier Luigi Bersani, il leader del partito democratico, ha confermato il sostegno da parte del PD al Fiscal Compact.

Una notizia che passa inosservata e sottobanco, come ormai è solito fare per le televisioni e tutti Mass Media che trattano gli italiani come utenti “diversamente attenti”.

Continua così la linea politica di questo Governo tecnico guidato da Mario Monti, ma appoggiato dai partiti di sempre, i quali agiscono nell’ombra dal 12 novembre 2011, dalla caduta del Governo Berlusconi, dimenticando la loro stessa identità politico-ideologica e le tutele inutilmente promesse agli elettori anni fa.

Il Fiscal Compact, il pareggio in bilancio dello Stato inserito nella Costituzione, costituisce il baluardo della “Squadra Monti”.
Il principale punto del Fiscal Compact è che “lo Stato deve mantenere l”impegno ad avere un deficit strutturale che non deve superare lo 0,5% del Pil” (fonte ufficiale).  Attualmente il debito pubblico italiano è pari al 98% del PIL, cioè  1.891 miliardi di euro (di debito) su 1.921 miliardi di euro (di PIL, cioè la produzione totale di tutta la nostra Nazione) (dati del Dipartimento del Tesoro ).

Questo vuol dire che non potendo aumentare ulteriormente il deficit, e dovendo questa direttiva europea entrare in vigore entro il 1 gennaio 2013, pioveranno altri tagli e tasse sul povero “ingenuo” popolo italiano che tanto apprezza e loda il Governo Monti.

Il Governo tecnico tanto elogiato in Italia, non sta affatto risolvendo i problemi, li sta solo tamponando con ammirevole maestria. Non c’è stato alcun cambiamento strutturale del sistema economico italiano, a differenza di quanto era stato tanto annunciato.

Cambiamenti strutturali. Due parole messe insieme che vengono sempre buttate lì e lasciate lì, sole, incomplete.

Per cambiamenti strutturali non si intendono 20 miliardi di euro recuperati una tantum dalla squadra di tecnici di Monti, sulle spalle dei cittadini, aumentando tasse, accise sulla benzina, spese autostradali, tasse universitarie, tagliando ulteriormente borse di studio agli studenti bisognosi, indebolendo gli ammortizzatori sociali. Non sono affatto queste le riforme strutturali. Questa è spregiudicata politica di asuterity, di tagli incondizionati.

La struttura di un sistema economico di una Nazione riguarda ben altro, e questo noi lo sappiamo dire bene e senza imbarazzo ad un governo di “super tecnici”. Le riforme strutturali di un Paese riguardano la “ridistribuzione della ricchezza”, limitare gli scaloni salariali esistenti e sempre più alti tra le classi di lavoratori; in questo senso vuol dire mettere mano ad una vergognosa e totale assenza di regolamentazione sulle “stock option”, grazie alle quali manager come Marchionne guadagno 1.037 volte lo stipendio di un operaio. 1.037 volte tanto.

Riforme strutturali non sono i blitz fiscali a Cortina, a Bormio o a Portocervo; ma riforme strutturali sono modifiche sul diritto

Premier Mario Monti

tributario e sulla tassazione di tutto il popolo italiano, che permettano di contrastare un’evasione fiscale che ruba allo Stato ogni anno più di 140 miliardi di euro, e lo Stato siamo noi, il popolo.

Riforme strutturali del mercato del lavoro non sono i litigi negli infiniti e noiosi talk show sull’articolo 18; riforme strutturali del mercato del lavoro, vuol dire creare le condizioni per il rilancio del paese, puntando sulle famose “condizioni occupazionali”. Pensiamo a investimenti nelle realtà locali regionali, come lo smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, che vadano bel oltre il metodo delle discariche; lo smaltimento a freddo, la costruzione di impianti per la raccolta differenziata, che viene fatta e decantata ma poi costa tre volte tanto, poiché i prodotti differenziati vengono trasportati in Veneto e in Germania. Ancora, pensiamo a creazioni occupazionali con piani di manutenzione e potenziamento delle grandi infrastrutture già esistenti. Basta  disinvestire in megalomani quanto inutili infrastrutture come la TAV, che di utile hanno solo il finanziamento degli appalti e le cricche tra politica e mafia; mentre bastano 65 cm di neve per bloccare un’intera Nazione da nord a sud, da est ad ovest per giorni e giorni.

Questi sono i veri cambiamenti, anzi, le necessità strutturali dell’Italia.

Marco Giordano
(studente presso la facoltà di Economia – Università di Salerno) 

 

 

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