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Gender nella riforma La Buona Scuola. Cretinate assurde?

Pochi Giorni fa mi sono imbattuto in un post su facebook pubblicato da un’insegnante di italiano di scuole superiori, riguardo la questione gender presente, nel DDL Buona Scuola del Governo Renzi, ormai diventato legge dal 9 luglio 2015. Il post della suddetta insegnante parla di dittatura silente, di manovre europee persuasive delle coscienze, di attacchi alle famiglie, di obblighi e costrizioni. Non entro nel merito di giudizio sulla riforma scolastica, che ha ovviamente luci ed ombre. Trovo però necessario precisare e rassicurare i genitori che si troveranno a leggere questo articolo, provando a fare un po’ di chiarezza sulle leggi e le normative citate da questa insegnante, a mio avviso in maniera irresponsabile e distorsiva (partendo subito dal presupposto che non mi frega assolutamente nulla della sua posizione sulla questione gender, perché credo sia personale e relativa per ognuno di noi, insegnante inclusa).

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Questo è il post (potete ingrandire le immagini cliccandoci sopra)

Prima assurdità: la convenzione di Istanbul “dichiara che non si nasce uomo o donna, ma è la società che impone tali determinati ruoli”. FALSO

Aprite il file originale della convenzione di Istanbul. Se vi scocciate di leggerla tutta potete usare la funzione ricerca e non troverete questa frase. Il FALSO costruito nasce dall’articolo 3 lettera “c” della Convenzione:

“con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”.

E’ solo una premessa che specifica il significato del termine come da vocabolario. Si usa nelle leggi e nelle normative in generale per non spiegare sempre lo stesso termine (lungi da me insegnare l’italiano agli insegnanti di italiano).

“Io, da mamma, voglio solo che mi sia dato il diritto di impedire che ai miei figli la scuola pretenda di insegnare valori che non condivido, come si faceva all’epoca delle dittature, in ambiti pedagogici che appartengono alla famiglia”.

FALSO. Ora, io non so esattamente cosa ognuno di voi insegni ai suo figli a casa, ma la convenzione di Instanbul porta il seguente titolo: “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”. Magari molti di voi insegnano l’esatto contrario ai propri figli. L’UNICO articolo che nella convenzione parla di scuola è il numero 14 e cita:

Includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”

Non mi credete? Fate bene. Aprite sempre la Convenzione e se proprio vi scocciate di leggerla provate con la funzione di ricerca a trovare “didatt”, “scolas” o “scuola”, in modo da poter trovare tutte parole inerenti alla scuola. Ma non vi uscirà nient’altro che l’articolo 14.

Queste costrizioni sono in ogni caso presenti nella riforma La Buona Scuola?
FALSO. Il famoso comma 16 della riforma Buona Scuola cita testualmente (se volete verificare esattamente all’articolo 1 comma 16):

Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunita’ promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parita’ tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119”.

Le costrizioni dittatoriali stanno in quest’altra di legge? FALSO. Quest’altra legge, la n. 119, prevede solo ed esclusivamente l’introduzione di reati che non erano ancora formalizzati e riconosciuti in Italia, e l’inasprimento delle relative pene. In particolare prevede:
– Pena aggravata se un reato è commesso “in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero [oppure] in danno di persona in stato di gravidanza”
– Pena aggravata per reati di violenza sessuale commessi “nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore”.
– e altri simili (se non mi credete fate sempre bene e lo verificate qui alla fonte ufficiale)

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La Riforma renziana “La Buona Scuola” avrà al suo interno tante cose che non vanno, e lo sostengo apertamente anche da oppositore di questo governo. Ma accostare “dittatura, appiattimento delle diversità, guerra alla famiglia tradizionale” a delle leggi, che affermano e sostengono l’esatto contrario, è per me un pericolo gravissimo che si sta insidiando nella società a causa di tanta, troppa, disinformazione. Se tali distorsioni vegono poi perseguite (come vedete dalle altre immagini nell’articolo) da una insegnante di italiano, questo desta in me ancora più preoccupazioni.

Non spetta a me insegnare ad altri miei concittadini come vivere, perché non sono nessuno per farlo. Credo per lo meno di poter lanciare un appello a chi avrà letto questo mio pezzo di riflettere sull’effettivo significato dell’applicazione di queste nuove normative, negli ambienti di formazione di milioni di piccoli e giovani cittadini italiani in fase di crescita. Invito ancora a riflettere sulla effettiva necessità di recuperare ed avviare campagne di sensibilizzazione sulla tolleranza del diverso per sesso, religione, età, parentela. Personalmente credo sia doveroso prevenire un quadro tutt’oggi drammatico di violenze domestiche, sessuali, discriminanti e sui minori che si perpetuano in tutto il territorio nazionale ogni anno. Dai dati del 2006 dei Carabinieri, in Italia si verificano più di 2 milioni di casi di violenza… Mi auguro di non scrivere, né leggere, cretinate su arogmenti così delicati, e spero di aver lasciato abbastanza strumenti obiettivi, e privi di pregiudizi, in questo scritto per consentire ad ognuno di giudicare per se.

Marco Giordano

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