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Gramsci odiava il capodanno. Ma io non sono Antonio Gramsci

Mentre la mia vita sembra scorrere tranquilla e normale, mentre mi preparo a salutare il mio 29esimo anno di vita, anche quest’anno come ogni anno, anche questo giorno come ogni giorno, prometto a me stesso di non lasciarmi  trasportare da quel potenziale innato e radicato fenomeno, che potrebbe facilmente indurmi a fare scorrere quello che io ho individuato come il “ricordo liquido”. Quello in grado di liquefare  ogni tipo di esperienza,  ma soprattutto ogni ricordo di essa; anche dopo aver vissuto direttamente o indirettamente una disfatta politica, tragici avvenimenti sociali, immagini di guerra, insoddisfazioni, traguardi, vittorie e sconfitte elettorali, nuove conoscenze e nuovi arricchimenti, o perdite inaspettate, dibattiti triti e ritriti su promesse non mantenute, impegni non assolti, responsabilità mai prese. Il ricordo liquido di tutto questo che passa, scorre e se ne va, con quel rischio sempre presente di vivere una vita nascosta dietro un dito,  che scorre sul calendario. Ed allora prometto a me stesso di rinunciare al ricordo liquido, di non far scorrere via nulla, perché dimenticando crederò ai nuovi dibattiti triti e ritriti su promesse non mantenute, impegni non assolti, responsabilità mai prese. Perché se lasciassi scorrere via il ricordo liquido, mi arrenderei di nuovo di fronte alle sconfitte elettorali e alle disfatte politiche, reagirei ancora con indifferenza a nuove immagini di guerra, a nuovi tragici avvenimenti sociali, rischierei ancora di viverli come un fastidio. Se dimenticassi quanto è stato bello ed importante per me cooperare ed impegnarmi insieme ad altre persone, confrontandomi con i loro punti di vista diversi dai miei, forse impiegherei un altro anno soltanto a decidere quanto mi convenga fare nuove conoscenze, se queste potrebbero arricchirmi o solo farmi perdere tempo prezioso, prezioso rispetto a quel risoluto e apparentemente immancabile impegno di far scorrere il mio dito sul nuovo calendario 2017, e poi su quello del 2018, e poi dell’altro ancora. Ed allora anche quest’anno come ogni anno, anche questo giorno come ogni giorno, starò attento a versare nel bicchiere prima di tutto il ricordo liquido di quanto è accaduto anche in questo 2016, lo verserò nel bicchiere per buttarlo via e per mantenere vivo in me ogni singolo momento anche di questo 2016. Li conserverò tutti, uno per uno, affinché possano continuare a ricordarmi la strada che ho scelto di percorrere e non quella che gli altri vorrebbero percorressi. Forse Gramsci aveva ragione ad odiare il Capodanno, ma io non sono Antonio Gramsci e in fondo non lo odio così tanto, spero solo che tra i tanti bicchieri che si leveranno questa notte, e per tante altre notti ancora, fossimo in grado con sobrietà di mettere da parte quello con il “ricordo liquido”, consentendo a noi stessi di non berci tutto quello che ci offrono, certi del fatto che tanto, prima o poi, tutto scorre via.

Mi ha ispirato la foto di Giulia, infermiera coordinatrice di Medici Senza Frontiere, scattata insieme al team dalla Giordania, dove MSF offre trattamento medico d’emergenza ai feriti di guerra siriani. Voglio far sentire la mia vicinanza a tutti gli operatori umanitari impegnati sul campo anche in questi giorni. Spero di potermi unire presto alle vostre cause, con un impegno di gran lunga maggiore rispetto a quello che già ci metto ogni giorno.

Marco Giordano

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