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Napolitano ritorna. CITTADINI: indietro tutta!

#TUTTIAROMA

Napolitano è di nuovo il Presidente della Repubblica

Questo è l’hashtag d’ordine!
No, errata corrige: questa è la parola d’ordine.

Che mi venga un golpe. Ci hanno golpido con un golpe. Ma di chi è la golpa?

E’ la politica! Sono tutti corrotti, e devono andare tutti a casa!

Ma politica sul dizionario significa: arte del governare. Come fa ad essere colpa sua? La politica è nessuno. E’ come mangiare un piatto di pasta che fa schifo, e dire che la colpa è della forchetta. La politica è la posata, cioè..volevo dire, lo strumento.

Adesso basta però. La politica fa schifo. Nessuno vuole fare politica, bisogna entrare dentro Montecitorio, loro devono andare tutti a casa e noi dobbiamo fare le leggi! (Ehi… pssss, che resti tra noi: anche questa è politica.)

Insomma qualcuno deve pagare. Perché c’è sempre qualcuno che deve pagare. Noi siamo abituati così, ed il popolo italiano è irremovibile dalle sue abitudini. Noi siamo un popolo di ferro, e siamo disposti a difendere le nostre abitudini a costo di abituarci a non cambiare. Serve fermezza per certe cose, e bisogna stare sempre attenti ad avere meno criticità possibile.

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D’altronde è sempre troppo facile fare riferimenti alla vecchia storia. Ma cosa c’entra il fascismo con quello che succede oggi. Sempre a fare i qualunquisti, e a gridare al golpe. Siamo pratici, e guardiamo in faccia il presente. E’ finito il tempo in cui la civiltà di un popolo si misurava dalle sue capacità di cooperazione, di convivenza e tolleranza. In questi ultimi 20 anni, troppe volte in nome della modernità, siamo stati troppo morbidi e permissivi.

Per governare il nostro Paese allo sbaraglio servono persone forti, in grado di prendere le cose di pugno e trattare a pesci in faccia chiunque provi a mettergli il bastone tra le ruote. Non possiamo più permetterci di perdere tempo. Serve un uomo tutto di un pezzo, che abbia il senso degli affari e sempre la risposta pronta. Che abbia carisma.

La realtà è questa, e chi non la pensa come la maggioranza è un povero sfigato. Sono anni che vogliono attaccare la democrazia, e impediscono di portare a termine il grande progetto di riformare la giustizia, per impedire ai parlamentari di essere perseguitati. Occorre conquistare i posti in parlamento, dividersi le cariche istituzionali tra partiti, per assicurare un equilibrio sano e duraturo.

E’ inammissibile, quanto vergognoso, pensare che il Parlamento sia fatto per votare le leggi che servono al Paese, se prima non si trovano dei compromessi, e se le proposte appartengono alle fazioni opposte tra di loro. Lavorare per il bene comune, vuol dire mantenere sempre ben distinte le differenze simboliche di partito. Una legge non è giusta se può avere buoni effetti sulla società e l’economia nazionale. La qualità di una legge dipende dal nome di chi la propone, e questo principio va difeso, anche al prezzo di sbarrare l’operato di tutte le istituzioni della nostra Repubblica Democratica.

Il Palazzo oggi ha preso la sua decisione. Ed allora, nel rispetto della democrazia, la minoranza dovrà ripudiare con forza e determinazione, le decisioni volute dalla maggioranza. Chi grida ai parallelismi con la marcia su Roma, è un fanatico storicista, che crede ancora alla lunga memoria storica, che non dimentica il significato di simili azioni.

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Quando si scende in politica, e si ha l’occasione di riuscire a sfondare mediaticamente, attraverso l’uso di mezzi di comunicazione di massa, bisogna prendersi le proprie responsabilità, ed essere consapevoli che una sola frase può muovere le sottili coscienze di migliaia di persone, che prima ancora di fare appello al proprio spirito critico, sono pronte a reagire come gli viene urlato di fare.

L’Italia ha fatto passi da gigante, è un Paese sempre proteso in avanti, che oggi ha dimostrato al mondo il suo stato di avanzamento civile. Dopo 52 giorni senza Governo, di mancate promesse e di tentati compromessi tattici, chi si era candidato alle elezioni ha messo nero su bianco il proprio impegno con gli elettori, ed è riuscito in un modo o nell’altro ad assicurare la conservazione dello stato delle cose, senza portare alcun cambiamento. E’ stato evitato così il rischio che gli equilibri, fissati da anni, venissero ancora una vota minati da una spinta di rinnovamento democratico.

Marco Giordano


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