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parte 2 – dott. Claudio Gnesutta al “Martedì economico”

(continua da parte 1)

( i responsabili della crisi…)

La crisi: un tragico incidente causato da una mano invisibile smithiana o un meccanismo ben oleato nel corso degli anni?
Direi che, in questa crisi la “mano invisibile smithiana” si è dimostrata largamente fallimentare. Che non venga mostrata la faccia, è cosa nota.. questi soggetti sono così grossi e potenti, che per governarli al bene comune non basta una mano piccola, come quella prevista da Smith.
Si tratta certamente una struttura di dimensioni enormi, che permette alle istituzioni finanziarie di poter correre velocemente “nella nebbia”. Esse riescono a “realizzare” ampi profitti “attesi”, adottando comportamenti calibrati in un’ottica finanziaria di breve periodo, ma risultano del tutto disarmate di fronte agli shock che  generano le stesse istituzioni finanziarie. Più che ben oliato, risulta un meccanismo instabile, in cui le oscillazioni sono dovute all’affermarsi di “climi” di ottimismo o pessimismo (spesso non fondati),  che le cose vadano bene o che le cose vadano male.

Questa crisi economica globale ha dei responsabili?
La responsabilità della crisi è tanto diffusa che non c’è nessuno che si sente responsabile: ognuno ha fatto il suo “lavoro”.  Se si cercano le cause della crisi,  esse vanno individuate in “coloro”  che hanno  malfatto. L’operare di questi malfattori ha avuto l’effetto di mettere in moto un processo inatteso, che è sfuggito loro di mano, producendo una crisi sistemica che si è rapidamente diffusa in maniera inattesa oltre i confini della finanza: dalla crisi finanziaria, alla crisi produttiva, alla crisi dei debiti pubblici, alla crisi della politica (incapace di intervenire), alla crisi della democrazia (da mettere ai margini per far posto al processo “tecnico” di risanamento).  Ma questa non è un’interpretazione a carattere giustificativo. E’ un preciso modo di organizzare la società,  un modo che assoggetta i bisogni sociali alle “pure” forze di mercato.

Nella crisi tutti si impoveriscono o qualcuno guadagna? Se così fosse, gli speculatori continueranno a spremere l’economia reale degli Stati, continuando a gonfiare i profitti dei propri istituti finanziari.
In una crisi vi sono grandi perdite e qualcuno le deve subire; ma vi possono essere anche grandi guadagni di cui qualcuno ne può godere; è possibile distinguere chi sono coloro che hanno guadagnato e coloro che hanno perso.
Nella finanza, i guadagni e le perdite di valore esprimono semplicemente la “illusione” o la “disillusione” circa attese, che i proprietari di ricchezza avevano sul futuro; e questo può avere qualche rilievo. Gli effettivi guadagni e effettive perdite sono possibili solo se, sulla base di valutazioni eccessivamente pessimistiche, qualcuno si disfa delle sue attività cedendole ad altri meno pessimisti poiché più “informati”.  In questo caso, la ricchezza si sposta dai primi ai secondi e se questi controllano meglio il mercato ne risulta favorita la concentrazione della ricchezza nelle mani dei più “informati”.

Chi ha perso invece da questa crisi?
La crisi finanziaria si è tradotta in crisi produttiva; una crisi riguardante la ricchezza si è trasformata in una crisi dei produttori (imprese e lavoratori): il tentativo di ripristinare condizioni di sicurezza per la rendita finanziaria sulla ricchezza del passato ha generato perdite di occupazione e caduta dei salari. Qui le perdite sono evidenti, notevoli, drammatiche, concentrate su soggetti che per lo più con la finanza non hanno molto a che fare. La crisi finanziaria e la crisi produttiva hanno prodotto inoltre una crisi fiscale, una crisi del debito pubblico, una crisi della politica economica. La richiesta di un pronto e completo risanamento dei conti pubblici (nell’imposizione tedesca della Merkel), ha costretto la politica economica ad interventi controcorrente, con pesanti politiche fiscali che sono ricadute su ampi settori sociali in tutta Europa.

Sarà questa la strada del declino per gli stessi mercati finanziari?
Una gestione “tecnica” della politica economica pone il risanamento finanziario come obiettivo primario; considera invece residuali le iniziative di contenimento delle sofferenze sociali generate non solo dalla crisi, ma anche dalle modalità adottate per risolverla.
La cosa preoccupante, è che si ripeta lo stesso meccanismo finanziario la cui implosione ha prodotto l’attuale situazione pericolosa dal punto di vista sociale e democratico; scelta che è premonitrice di altre più drammatiche crisi.
Sarà allora possibile sostenere ancora che la responsabilità è di tutti e quindi di nessuno?

 

Ringraziamo il dott. Claudio Gnesutta per le sue delucidazioni, e per aver concesso un importante momento di riflessione a tutti i lettori di AsinuPress sulla ancora attuale crisi finanziaria. Potete trovare approfondimenti del dott. Gnesutta sul sito di  Sbilanciamoci .

Marco Giordano
(studente presso la facoltà di Economia – Università degli Studi di Salerno)

 

 

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Prossimo articolo… martedì ore 18.00

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