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Referendum 17 aprile: se vince il SI migliaia di disoccupati?

“Se vince il SI, tutti i lavoratori delle trivelle finiranno immediatamente disoccupati”.

VERO o FALSO? Falso! Lo dicono gli ambientalisti e i comitati? NO

Il quesito referendario (come abbiamo gia’ visto da fonte ufficiale del Governo) riguarda la possibilita’ di chiudere le trivelle senza aspettare l’esaurimento del giacimento (che puo’ durare anche un secolo), ma solo quando saranno scadute le concessioni del Governo italiano alle societa’ di trivellazione.

Quindi: sfatiamo un’altra BUGIA in circolazione. Il quesito referendario NON chiede la chiusura immediata delle trivelle, ma la chiusura dopo la scadenza delle concessioni.

Quando scadono le concessioni?
Sempre come abbiamo gia’ visto, il referendum riguarda 92 piattaforme petrolifere attive. Di queste OTTANTASETTE piattaforme hanno ancora concessioni. La chiusura immediata riguarderebbe solo 5 piattaforme, che attualemente operano con concessioni scadute. Gli stessi lavoratori sono stati molto disinformati su questo e, grazie ad una propaganda basata sul panico, stanno diffondendo appelli contro il referendum.

Quando chiuderebbero allora le trivelle attive?
74  di  queste  87  trivelle,  hanno  concessioni  che  scadono  dopo  il  2017.  66 trivelle attive hanno concessioni che scadono dopo il 2019, quindi lavoreranno ininterrottamente per altri 3 anni. Le  concessioni  più  lontane  scadono  il  2034, cioe’ tra 18 anni.

(Qui l’elenco completo del Ministero dello Sviluppo Economico delle trivelle e relative scadenze delle concessioni)

Cosa vuol dire? che il 75% dei lavoratori continuera’ a lavorare per un tempo che va dai 3 ai 18 anni.

Dopo le scadenze, che ne sara’ dei lavoratori?
Tre anni sono davvero tanti. Figuriamoci 18. Ma volendo ragionare a ribasso, 3 anni diventano 5 con una cassa integrazione straordinaria di 2 anni riconosciuta per legge, con la copertura dell’80% del normale stipendio. Il referendum sulle trivelle non e’ una guerra contro i lavoratori del settore, ma l’intenzione di una parte della societa’ italiana (si spera la maggioranza) di voler cambiare modo di produrre energia, con molto meno (o senza) inquinamento. Non si sta dicendo: chiudiamo le trivelle e basta. Si sta indicando al Governo la volonta’ di investire su nuovi o gia’ esistenti settori energetici, in cui andrebbero ovviamente ricollocati con priorita’ assoluta gli stessi lavoratori delle trivelle, che resterebbero nel LORO comparto lavorativo: quello energetico.

Di quali lavori si parla?
Naturalmente di installazione e manutenzione di altri sistemi produttivi di energia: pannelli solari, impianti solari per condomini, industrie e centri commerciali; centrali biomasse; nuove centrali di energia maremotrice; impianti eolici. Si tratta di spegnere lentamente un motore economico da qui al 2034, quello delle trivelle, per riavviarne altri nuovi. Cinque anni sarebbero piu’ che sufficienti con un impegno serio del Governo, che su questo e’ addirittura in ritardo. L’Italia, dopo sette anni di richiami e sollecitazioni, ha sottoscritto l’Accordo di Parigi Cop21, tenutosi a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015, secondo cui “i paesi di vecchia industrializzazione erogheranno cento miliardi all’anno (dal 2020) per diffondere in tutto il mondo le tecnologie verdi e decarbonizzare l’economia”. (qui il testo originale)


Chi guadagna con le trivelle? Le trivelle e l’estrazione inquinano? Senza trivelle paghiamo di piu’? Senza trivelle avremo meno energia elettrica? Tutte le BUGIE e i dovuti approfondimenti per votare responsabilmente, con argomentazioni estratte da fonti governative e ufficiali (riportate sotto gli articoli) (torna alla pagina Referendum17aprile) spiegate in modo semplice, pratico e veloce.

FONTI:
Qui tutte le fonti ufficiali usate per l’articolo.

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