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Per legge si può: rubiamo soldi pubblici. Ecco come

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La procedura in pochi semplici passi
per
RUBARE I SOLDI PUBBLICI

Chi vuol fare il consigliere regionale?
Sotto a chi tocca, ce n’è per tutti.

Come si fanno a rubare i soldi pubblici, derivanti dai fondi statali (cioè i soldi che vengono dalle tasche degli italiani) ?

Vi stupirete perché il meccanismo è davvero facile:

  1. si riunisce il Consiglio Regionale, vale a dire, tutti i consiglieri regionali. Ad esempio,  nel caso del Lazio parliamo di:
    Franco Fiorito (PDL)
    Andrea Bernaudo (PDL)
    Romolo Del Balzo (PDL)
    Stefano Galetto (PDL)
    Pier Ernesto Irmici (PDL)
    Mario Brozzi (Lista Polverini)
    Francesco Carducci Artenisio (UDC)
    Claudio Mancini (PD)
    Carlo Lucherini (PD)
    Filiberto Zaratti (SEL)
    Vincenzo Maruccio (IDV)
    Ivano Peduzzi (FDS)
    Francesco Storace (La Destra)
    (ed altri meno coinvolti. Qui l’ elenco completo);
    a
  2. Il Presidente del Consiglio Regionale (nel caso del Lazio, Mario Abruzzese ) presenta un documento scritto, una “delibera” ( come questa );
    a
  3. nella seconda pagina della delibera si scrive  di quanto si vuole aumentare il “Contributo dei Gruppi Consiliari”; potete scrivere quanto vi pare, anche milioni di euro:
    a

    (apri e scorri verso la seconda pagina )
    a 
  4. gli aumenti (come potete leggere da soli) vengono fatti spostando i fondi da un capitolo all’altro del bilancio:
    in questo caso hanno preso soldi  dal capitolo “R11504”, ovvero dalle spese postali, telefoniche e generali (fonte: www.senato.it )
    a
  5. ATTENZIONE: si deve rendere il tutto legale.
    a
  6. Nessun problema: basta scrivere nella prima pagina della delibera “Vista la legge 6 dicembre 1973 n. 853
    a
  7. Si passa alla votazione della delibera. Ma non è un problema, perché tanto ci sono più soldi per tutti, quindi votano tutti a favore: UNANIMITA’. Che bello!
    (E infatti gli aumenti – cioè gli sprechi – della regione Lazio venivano votati sempre all’unanimità. Potete vederlo bene in fondo alla pagina 84, nella prima colonna a destra, dalla dichiarazione di Claudio Mancini (PD): qui il documento ufficiale della votazione
Il gioco è fatto.
Soldi pubblici per tutti
(per tutti i consiglieri regionali ovviamente)
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Eccola qui la madre di tutti gli imbrogli:
la legge 6 dicembre 1973 n. 853 , potete aprirla e leggerla tutti.
Pensate è una delle leggi più corte mai scritte, è lunga solo una pagina, con soli 5 articoli. Facilissima da leggere.

In questa legge si trovano tutte le “paroline chiave” del gran polverone che si è alzato in questi giorni:

  • autonomia regionale
  • regolamenti interni alle regioni
  • indennità di carica
  • contributi per il funzionamento dei gruppi consiliari
    (le trovate sottolineate in grassetto)
In nessuno dei 5 articoli si trova scritto un vincolo, o un limite di qualsiasi genere, su come spendere i soldi destinati ai “Gruppi Consiliari”, cioè ai Partiti.
Non esistono vincoli di spesa, destinazioni precise, fini né scopi delle spese. Basta destinare i soldi ai Gruppi, poi questi possono farci tutto ciò che vogliono.
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RUBARE SOLDI PUBBLICI è FACILISSIMO.

Più facile di così?!

Nonostante il decreto approvato solo pochi giorni fa dal Governo Monti, questa legge ancora non è stata cancellata, e resta tuttora in vigore. Chissà se questo famoso nuovo decreto (”Nuove misure in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali”) è davvero così NUOVO.. O forse è il solito vecchio “tappa buchi” temporaneo all’italiana, che non fermerà i prossimi furbetti di turno.
D’altronde quella legge è ancora lì.
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Quando nel 1973 Giolitti, La Malfa, Taviani e il Presidente della Repubblica Giovanni Leone firmarono la famosa legge n. 853,  di certo non pensarono che stessero scrivendo “la madre di tutti gli imbrogli”. Ma quelli erano politici d’altri tempi, o meglio, erano POLITICI.
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Quelli che io definirei oggi “parassiti di partito moderno” hanno interpretato in maniera un po’ distorta i lavori del  Governo Rumor (1973 – 1974). A quei tempi, personaggi come Giolitti e Aldo Moro, scrivevano leggi per diminuire gli inganni.
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Oggi usiamo le leggi di ieri seguendo la classica cara filosofia: fatta la legge, trovato l’inganno.
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Marco Giordano

 

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Fonti ufficiali:
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Un ringraziamento particolare a “L’Espresso” , per una parte delle fonti dei documenti ufficiali..
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